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La certificazione di parità di genere

Oggi parliamo di parità di genere, una misura chiave del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) dell’Italia, finalizzata a promuovere la parità tra uomini e donne nel mondo del lavoro per condurci in linea con gli obiettivi europei dei diritti sociali.
Al Dipartimento per le pari opportunità è stato affidato l’investimento volto all’introduzione di un Sistema nazionale di Certificazione della parità di genere che ha l’obiettivo di ridurre il divario di genere nelle imprese italiane, favorendo l’occupazione femminile e garantendo condizioni di lavoro più eque.
La certificazione si basa sulla UNI/PdR 125:2022, la prassi di riferimento pubblicata dall’UNI – Ente Italiano di Normazione il 16 marzo 2022, che fornisce Linee guida per l’implementazione di un sistema di gestione volto a promuovere la parità di genere all’interno delle organizzazioni.
Questa prassi prevede l’adozione di specifici Key Performance Indicators (KPI – indicatori chiave di prestazione) in 6 aree di valutazione:

  1. Cultura e strategia: Promozione di una cultura aziendale inclusiva e definizione di strategie orientate alla parità di genere.
  2. Governance: Strutture di governance che supportano l’uguaglianza di genere.
  3. Processi HR: Gestione delle risorse umane che garantisce equità nelle opportunità di carriera e sviluppo professionale.
  4. Opportunità di crescita ed inclusione delle donne in azienda: Iniziative per favorire la crescita professionale e l’inclusione delle donne.
  5. Equità remunerativa per genere: Assicurare una retribuzione equa tra uomini e donne.
  6. Tutela della genitorialità e conciliazione vita-lavoro: Politiche che supportano la genitorialità e facilitano l’equilibrio tra vita professionale e personale.
    L’adozione di questa prassi consente alle organizzazioni di ottenere una certificazione accreditata, rilasciata da enti riconosciuti, che attesta l’impegno concreto verso la parità di genere.
    Per le piccole e medie imprese (PMI), sono previsti contributi a copertura dei costi di certificazione, con l’obiettivo di incentivare l’adozione di politiche inclusive e promuovere un cambiamento culturale nel tessuto imprenditoriale italiano.
    Come tutte le certificazioni non è obbligatoria né c’è un termine di adempimento, ma è particolarmente utile sia per le aziende che per il sistema economico e sociale nel suo complesso.
    Per le AZIENDE
    benefici economici:
     Incentivi fiscali (Le aziende certificate possono ottenere sgravi contributivi fino a 50.000 euro annui);
     Maggiori opportunità negli appalti pubblici (Le imprese certificate ricevono punteggi premianti nei bandi di gara);
     Attrazione di investimenti ( Gli investitori premiano sempre più le aziende con politiche ESG Ambiente, Sociale, Governance);
     Aumento della produttività (Ambienti di lavoro inclusivi e paritari migliorano la soddisfazione e la performance dei dipendenti).
    Miglioramento del brand e della reputazione:
     Azienda più competitiva (I consumatori e i partner commerciali preferiscono imprese impegnate nella sostenibilità sociale.
    Per i DIPENDENTI
     –Equità salariale :La certificazione garantisce trasparenza e riduzione del gender pay gap.
     –Migliore equilibrio vita-lavoro: Promuove politiche di welfare aziendale, come congedi parentali e flessibilità oraria.
     –Più opportunità di carriera per le donne: Incentiva percorsi di crescita equi, senza discriminazioni di genere.
    Per la SOCIETA’ e il PIL
     –Maggiore occupazione femminile: Più donne nel mondo del lavoro significa crescita economica sostenibile.
    - Innovazione e diversità: Le aziende con leadership inclusiva hanno migliori risultati in termini di creatività e decision-making.

    In sintesi, la certificazione della parità di genere non è solo un obbligo morale, ma una leva strategica per competitività, crescita e sostenibilità.
    Per un approfondimento si consiglia di visitare il sito ufficiale dell’UNI (https://www.uni.com/)

Avv. Annalisa Barbaglia